Perché mamme di fretta?
Perché come dice Linda Laura Sabbadini – direttore centrale ISTAT l’organizzazione quotidiana delle madri si rivoluziona con la nascita di un figlio. Cresce, infatti, il numero di ore dedicate al lavoro familiare (+ 3h) e cresce il numero di ore anche all’aumentare del numero di figli:
- da 1 figlio a 2 figli + 40’
- da 2 figli a 3 figli + 1h 03’
Ciò avviene anche per le lavoratrici seppure con intensità diverse: rispettivamente da 5h14’ a 5h26’ a 5h52’
L’organizzazione quotidiana per i padri non cambia quando nasce un figlio, infatti c’è solo qualche aggiustamento impercettibile:
I padri rinunciano a 30 minuti di tempo libero e a 8 minuti di attività fisiologiche per investire di più in lavoro extradomestico e familiare. Ma …sono cambiamenti minimi rispetto alle madri e, inoltre, i tempi non variano al variare del numero di figli.
Ma ancora perché troppe donne si dimettono dal lavoro in seguito a maternità.
E allora quali politiche – culturali, sociali, urbanistiche – è necessario approntare perché le mamme non rinuncino al lavoro, perché le donne si riapproprino anche del tempo per la cura di sé, perché si possa riaffermare il valore della lentezza?
Iniziamo con gesti concreti: gli assegni di cura per le famiglie della Giunta Vendola, il progetto Bimbi in Galleria per le mamme lavoratrici della Galleria/Piazza Mazzini, i parcheggi rosa nella nostra città per le mamme, ma senza dimenticare che è necessario ormai elaborare un Piano dei tempi della Città.
E se diventasse un terreno di confronto tra gli aspiranti Sindaci di Lecce?