quando il precariato è donna
Postato il 22-set-2006 12:40 da paritàlecce
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Più che un comnmento ho pensato che può essere utile come contributo un intervento tenuto presso una iniziativa della Cgil sul precariato all'Università di Lecce.
Mai più precari – Università degli Studi di Lecce - Aula Ferrari 28 giugno 2006
A cura di Paola Martino (rappresentante dei precari del personale tecnico amministrativo)
Premessa.
Una piccola premessa sul sentimento e la condizione di precarietà, incertezza, instabilità, insicurezza che viviamo noi lavoratori tecnici-amministrativi precari.
Un’interessante ricerca su Flessibilità e genere nell’Università di Lecce (commissionata e finanziata dalla Consigliera di parità della Provincia di Lecce, dal Comitato Pari Opportunità e dal Dipartimento di Scienze Sociali e d della Comunicazione dell’Università), che è in corso di svolgimento, rileva in un primo interessante rapporto come la flessibilità sia solo sinonimo di precarietà e di come i/le lavoratori/trici dell’Università di Lecce vivano uno stato di disagio, incertezza, precarietà continua.
Si svolge un lavoro identico a quello del/lla collega strutturato/, ma non si ha alcun diritto; si ha la sensazione di vivere sotto continuo ricatto (“mi rinnoveranno il contratto?”), con la sensazione che ogni cosa sia una concessione.
Per non parlare dell’argomento precarietà e maternità, il bellissimo manifesto dell’Unione Donne Italiane di questo 8 marzo 2006 recitava efficacemente “la precarietà rende sterili…”
Infatti, è un rischio concreto, in un Italia con un tasso di natalità sempre più basso, che si rimandi la scelta di diventare genitori perché si ha paura di perdere il posto, si teme di avere una gravidanza a rischio, non si ha alcun tipo di tutela si sospende lo stipendio e così via.
Ma questi sono alcuni esempi dell’ampia problematica legata alla precarietà del lavoro che ci confermano ulteriormente che il problema della precarietà è un problema sociale che riguarda tutti e che deve diventare prioritario nell’agenda politica nazionale.
I dati del personale tecnico amministrativo dell’Università di Lecce non sono incoraggianti. Nel 2005
* sui Fondi dell’amministrazione centrale ci sono 137 co.co.co. Questi 137, che sono quasi 1/4 del personale tecnico-amministrativo dell’Università, sono coloro che svolgono un attività lavorativa per tempi, responsabilità e impegno, al pari dei colleghi strutturati. E sono uomini e donne che hanno raggiunto rilevanti professionalità e che hanno alle spalle anni di contratti atipici. Il loro unico limite: non appartenere a nessuna dinastia universitaria.
* nei Centri cultura innovativa d’impresa e nel Centro servizi ci sono:
93 co.co.co
271 prestazioni professionali
* presso i Dipartimenti ci sono:
60 co.co.co
155 prestazioni professionali
251 prestazioni occasionali
122 collaborazioni attività di ricerca
(L’alto numero di prestazioni professionali nei Dipartimenti è reso possibile dall’autonomia dei Dipartimenti)
E allora quali prospettive d’intervento?
Ritengo che sia necessario muoversi su diversi livelli:
1) Un livello politico nazionale (su questo punto chiediamo soprattutto l’intervento dei rappresentanti nazionali che ospitiamo oggi), che dovrebbe prevedere:
- Una politica di Governo che rappresenti un’inversione di rotta rispetto al blocco delle assunzioni e all’incentivazione delle forme di flessiblità.
- Misure concrete che agevolino l’inserimento dei lavoratori precari di lunga durata e che incentivino le pubbliche amministrazioni a stabilizzare (penso al credito d’imposta per il pubblico).
2) Un livello locale nelle singole Università.
Nell’Università di Lecce i sindacati, in particolare la Cgil stanno dimostrando grande attenzione alla problematica. E’ necessario non abbassare la guardia e far uscire dall’invisibilità questo personale che svolge quotidianamente mansioni simili al personale strutturato, regge pezzi di attività e non è titolare di nessun diritto. In quest’ambito è necessario muoversi su più fronti:
- Attraverso l’approvazione di misure che rendano la vita dei lavoratori precari migliore. Ad esempio, prevedere l’estensione di diritti sindacali, di malattia, di maternità, d’assicurazione, di formazione, di trasferta, di servizi per chi ha figli, ecc., attraverso l’approvazione di Protocolli e Regolamenti per la disciplina dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa (esempio Università di Siena).
- Attraverso percorsi che puntino alla stabilizzazione dei precari.
Ad esempio, nei nuovi bandi di concorso, esonerare dalla preselezione coloro che hanno avuto già un rapporto duraturo con l’Università; prevedere un punteggio raddoppiato per chi ha avuto contratti con l’Università che bandisce, rispetto al punteggio da assegnare a chi ha avuto contratti con altre pubbliche amministrazioni. (esempio dell’Università di Macerata: ogni 6 mesi di contratto 2 punti a chi ha lavorato in quella Università, 1 punto a chi ha lavorato in un'altra P.A).
Le cose da dire sarebbero ancora tante. Mi auguro di aver dato, a nome di tutti il personale precario della nostra università, un utile input al dibattito ed uno stimolo ad intervenire. Io continuerò la mia battaglia per costruire un futuro migliore per noi. ma anche per i nostri figlie e mi affido (nella terminologia cara al movimento delle donne degli anni passati) al mio sindacato.
da paola martino. Postato il 19-nov-2006 20:34
Ebbene anch'io sono precaria.
Sono una felicissima mamma, divorziata, di 36 anni, laureata e precaria. Ho sempre lavorato, ho maturato quindi tantissima esperienza in diversi e svariati ruoli, docente, tutor, segretaria in varie amministrazioni ect..., ma purtroppo finisce sempre tutto, a volte anche troppo in fretta, e poi sempre la solita domanda ... e adesso ... cosa faccio ... dove vado ...
Non ho la certezza di niente!
Sinceramante queste situazione mi mette molto angoscia sia per me, sia per i miei bimbi!!!
Scusate per lo sfogo roberta
da ROBERTA MANIERI. Postato il 28-feb-2007 11:49
Sono sposata e con un solo figlio per colpa della precarietà..
Nessun progetto a lungo termine nella mia vita..solo piccoli passi avolte avanti avolte indietro
in base alla durata del contratto.. a vote cococo a volte a termine
Questa storia dura da 10 anni...
La mia bella laurea conquistata faticosamente e con serietà, credendo nella crescita professionale e nella meritocrazia ......così bruscamente sottovalutata
perchè tutto questo????
Non ho molto da dire. Ho un sito internet dove discuto di tematiche relative ai diritti umani, sono laureata con ottimi voti presso l'Università di Lecce (Facoltà di Giurisprudenza,) ho due master all'attivo e vari stage e collaborazioni tra cui: ONU, MInistero degli esteri, Regione Puglia, vari studi legali e BNL.
Ebbene ho 28 anni, mi sono laureata a 24 e nonostante parli inglese, francese e spagnolo come l'italiano, mia madrelingua, stento ancora a trovare lavoro in Italia, per non parlare di Lecce, stupenda città dove vorrei tornare a vivere ma dove a causa della mafia, delle raccomandazioni e della classe politica io non potrò a malincuore mai tornare. Tutti mi dicono che ho ottime capacità e che è assurdo che io non riesca a trovare un lavoro adeguatamente retribuito. Guadagno 600 euro al mese.
Non mi interessano le parole.....datemi fatti.
E' una vergogna che una ragazza con il mio cv (e ce ne sono tante....soprattutto salentine) non vengano adeguatamente remunerate per il proprio lavoro (e devi essere anche fortunata nel trovare un lavoro dove ti pagano un minimo).
Non parlate....agite ed introducete all'interno del comune di Lecce, per quanto possibile, la MERITOCRAZIA. basta con i raccomandati e con la gente sfaticata che prende stipendi alti per non far niente dalla mattina alla sera.
Mi auguro che facciate qualcosa.
Buon lavoro
da eliana. Postato il 23-mag-2008 14:59
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